LXXXI Festival del Maggio Musicale Fiorentino
Opera

Il prigioniero / Quattro pezzi sacri

Luigi Dallapiccola / Giuseppe Verdi

È l'estate del 1939 quando Luigi Dallapiccola s'imbatte a Parigi nel racconto La torture par l'espérance, uno dei Contes cruels di Auguste de Villiers de l'Isle Adam: ne resta impressionato e, nel viaggio di ritorno, comincia a riflettere sul suggerimento ricevuto dalla moglie Laura di ricavarne un lavoro teatrale. Lo scoppio della guerra, poco dopo, sembra rendere reale l'atmosfera oppressiva della storia, in cui la speranza di fuga di un prigioniero è un altro strumento di tortura nelle mani del suo carceriere. Il libretto è pronto alla fine del 1943, e Dallapiccola inizia a lavorare alla musica nel 1944, quando avviene la liberazione di Firenze, e la nascita di sua figlia Anna Libera. «Erano gli anni» scrive Dallapiccola «in cui l'Europa, da tempo circondata da filo spinato, con ritmo ognora crescente si riduceva a un ammasso di rovine». Terminata il 3 maggio 1948, dopo la sua prima esecuzione al XIII Festival del Maggio Musicale Fiorentino il pubblico si divise in aspre polemiche sul significato del libretto trasposto alla situazione politica del tempo.

Il prigioniero
Libretto di Luigi Dallapiccola da La torture par l'espérance di Villiers de l'Isle Adam, da La légende d'Ulenspiegel et de Lamme Goedzak di Charles de Coster
Musica di Luigi Dallapiccola

Prima rappresentazione: Firenze, Teatro Comunale, 20 maggio 1950

Nuovo allestimento

Programma

Luigi Dallapiccola
Il prigioniero

Intervallo

Giuseppe Verdi
Quattro pezzi sacri

  • Ave Maria per coro a cappella

  • Stabat Mater per coro e orchestra

  • Laudi alla Vergine Maria, per coro di soprani e contralti a cappella

  • Te Deum per doppio coro e orchestra

Artisti

Direttore
Zubin Mehta

Regia e coreografia
Virgilio Sieni

Maestro del Coro
Lorenzo Fratini

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
La madre
Anna Maria Chiuri
Prologo. La Madre del Prigioniero racconta i suoi tristi presentimenti ed una sua ricorrente ossessione: le appare in sogno il terribile spettro di Filippo II, che testimonia la sua straordinaria potenza sulla terra e diventa per lei l’emblema stesso della morte. La Madre lancia un grido di orrore e, mentre scompare, appare l’interno dell’Official di Saragozza.

Atto unico. Scena I. Il Prigioniero racconta alla Madre le torture subite e il riaffiorare delle sue speranze da quando il Carceriere lo ha chiamato “fratello”: da quel momento egli prega ogni sera dicendo: “Signore, aiutami a camminare”. Al sopraggiungere del Carceriere, la Madre si accomiata dal figlio chiedendo: “È questo l’ultimo nostro addio?”. Il Prigioniero non risponde e la donna esce.

Scena II. Il Carceriere chiama di nuovo il Prigioniero “fratello” e lo invita a sperare, avvicinandosi a lui lentamente; quindi gli rivela che nelle Fiandre divampa la rivolta, accalorandosi sempre più nel racconto in modo da scuotere il Prigioniero dal suo torpore, fino a portarlo ad uno stato d’esaltazione che lo fa scoppiare in singhiozzi. Di nuovo il Carceriere esorta il Prigioniero a sperare in un’imminente liberazione; poi esce dalla cella, il Prigioniero si accorge che la porta della sua prigione è socchiusa e, eccitato dalle parole del Carceriere, cerca di uscire, muovendosi con estrema fatica.

Scena III. Il sotterraneo dell’Official di Saragozza. Il Prigioniero s’inginocchia a pregare, quindi riprende a strisciare lungo le pareti: vede passare un “fra’ redemptor’’ con in mano strumenti di tortura, ma non viene scoperto. Appaiono poi due sacerdoti intenti ad una disputa teologica, che non s’accorgono di lui. Improvvisamente un soffio d’aria gli fa presentire vicina la libertà.

Scena IV. Il Prigioniero scorge un giardino, sotto il cielo stellato, al centro del quale si erge un grande albero di cedro. Il Prigioniero lo abbraccia con trasporto, ma due grandi braccia si staccano dall’albero e lo stringono: è il Carceriere (sotto le cui vesti si celava in realtà il Grande Inquisitore) che, dopo averlo chiamato ancora una volta, dolcemente, “fratello”, lo rimprovera, con falsa pietà: “Alla vigilia della tua salvezza, perché mai ci volevi abbandonare?”. Il Prigioniero comprende allora che la speranza è stata la sua più vera tortura e si lascia condurre al rogo ridendo come un folle. E mentre il Coro canta: “Languendo, gemendo, et genuflectendo”, il Prigioniero si chiede con angoscia: “La libertà?”.

 

 
LUIGI DALLAPICCOLA
Nato in Istria a Pisino (Pazin) il 3 febbraio 1904, inizia la sua carriera musicale come concertista al pianoforte, per poi insegnare dal 1934 al Conservatorio di Firenze, città alla quale rimase legato fino alla morte. Dopo i quattro canti Dalla mia terra (1928) per soli coro e orchestra, Dallapiccola si è rivolto a vari generi musicali, dalla Partita (1930-32) e dalla Rapsodia (1933) per canto e orchestra, per approdare definitivamente a una personale rielaborazione della dodecafonia nel Divertimento in quattro esercizi (1934).
Tra le sue composizioni si ricordano le tre serie di Cori di Michelangelo Buonarroti il Giovine (1933-36) e l'opera Volo di notte, il Piccolo concerto per Muriel Couvreux per pianoforte e orchestra da camera (1939-41), e i Canti di prigionia per coro e strumenti (1938-41), il balletto Marsia (1942-43), l'opera Il prigioniero (1948), la sacra rappresentazione Job (1950), i Canti di liberazione per coro e orchestra (1955), la cantata per soprano e piccola orchestra An Mathilde (1955), l'opera dodecafonica Ulisse (1968), e la sua ultima composizione, Commiato(1972), per soprano e quindici esecutori.

 

GIUSEPPE VERDI
Giuseppe Fortunino Francesco Verdi nasce a Le Roncole di Busseto, vicino Parma, il 10 ottobre 1813. Riceve i primi rudimenti di musica suonando l’organo della locale parrocchia e nel 1832, grazie al mecenatismo di Antonio Barezzi, può trasferirsi a Milano, nonostante non sia ammesso al Conservatorio. Oberto conte di San Bonifacio, la sua prima opera, va in scena con discreto successo alla Scala nel 1839 ma è Nabucco, tre anni più tardi, il primo grande trionfo. Dopo tanti capolavori, tra cui Ernani (1844) e Macbeth (1847), tra il 1851 e il 1853 nasce la cosiddetta “trilogia popolare”: RigolettoIl trovatore e La traviata. Arrivano importanti commissioni anche dall’estero: Les vêpres siciliennes (Parigi, 1855), La forza del destino (San Pietroburgo, 1862), Don Carlos (Parigi, 1867) e Aida (Il Cairo, 1871). Dopo la Messa di Requiem (1874), Otello (1887) e Falstaff (1893), muore a Milano il 27 gennaio 1901.
Date

Mar 19 giugno, ore 20:00
Gio 21 giugno, ore 20:00
Sab 23 giugno, ore 15:30

Prezzi
Platea 1 € 100
Platea 2 € 80
Platea 3 € 65
Platea 4 € 50
Palchi € 35
Galleria € 20
Dove

Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

Piazzale Vittorio Gui, 1
50144 Firenze

Dettagli e mappa