78° Festival MMF
Opera

Pelléas et Mélisande

di Claude Debussy

“Ho voluto che l’azione non si fermasse mai, che fosse continua, ininterrotta. La melodia è antilirica, incapace di trasporre la mobilità delle anime e della vita”: così Claude Debussy descrive il drame lyrique che la sera del 30 aprile 1902 lascia sbigottiti i parigini accorsi all’Opéra-Comique per assistere alla prima rappresentazione di Pelléas et Mélisande. Creazione rivoluzionaria, manifesto dell’impressionismo musicale e uno dei primi esempi di Literaturoper, composizione in cui il testo, in questo caso il dramma simbolista del Premio Nobel Maurice Maeterlinck viene messo in musica senza la mediazione di un libretto. Uno sfarfallio di infiniti colori che, come in un dipinto di Claude Monet, dipinge con sottili sfumature espressive questa malinconica fiaba d’amore.

Pelléas et Mélisande
Opera in cinque atti e dodici quadri
Musica di Claude Debussy
Libretto di Maurice Maeterlinck tratto dall'omonimo dramma simbolista dello stesso autore

Programma

Prima parte: 1 ora e 40 minuti
Intervallo: 30 minuti
Seconda parte: 1 ora e 10 minuti
Durata totale: 3 ore e 20 minuti

Artisti

Direttore
Daniele Gatti

Regia
Daniele Abbado

Scene e luci
Giovanni Carluccio

Costumi
Francesca Livia Sartori

Maestro del Coro
Lorenzo Fratini

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Pelléas
Paolo Fanale

Mélisande
Monica Bacelli

Golaud
Roberto Frontali

Arkël
Roberto Scandiuzzi

Geneviève
Sonia Ganassi

Yniold
Silvia Frigato

Le médecin/Le Berger
Andrea Mastroni

Approfondimenti

VIDEO

Daniele Abbado racconta Pelléas et Mélisande
Daniele Abbado racconta Pelléas et Mélisande
VIDEO

Daniele Gatti racconta Pelléas et Mélisande
Daniele Gatti nelle prove di Pelléas et Mélisande
ATTO I

Nell’immaginario regno di Allemonde, il principe Golaud si è smarrito nel folto di una foresta quando scorge una ragazza in lacrime sul bordo di una fontana. Mélisande, questo è il suo nome, racconta di venire da lontano e di essersi persa; l’uomo decide allora di prenderla con sé. Sei mesi più tardi al castello, Geneviève, madre di Golaud, legge al re Arkel una lettera del figlio in cui racconta al fratellastro Pelléas di essersi sposato con Mélisande. Qualche tempo dopo i due ragazzi si incontrano nel giardino.
ATTO II

Pelléas e Mélisande sono soli presso una vecchia fontana del parco dove la fanciulla perde la fede nuziale con cui sta giocherellando. Quando Golaud, fermo a letto dopo essere stato sbalzato da cavallo proprio nell’istante in cui la moglie perdeva l’anello, se ne accorge, Mélisande gli racconta di averlo smarrito in una grotta in riva al mare. L’uomo ordina quindi alla moglie di recarsi subito, assieme a Pelléas, a cercarlo.
ATTO III

Mélisande è alla finestra intenta a pettinarsi. Pelléas, colpito dalla bellezza della sua lunga chioma, comincia a baciare i capelli della donna. Sopraggiunge Golaud che rimprovera il loro atteggiamento puerile e, rimasto solo col fratellastro, lo prega di non turbare ulteriormente la moglie poiché questa ora aspetta un bambino. L’uomo inoltre interroga Yniold, il figlio avuto da un precedente matrimonio, sul legame tra la matrigna e Pelléas e scopre così che i due trascorrono molto tempo assieme e che, addirittura, un giorno si baciarono.
ATTO IV

Golaud è ormai roso dalla gelosia: dopo una violenta scenata alla moglie di fronte ad Arkel, nella notte si avventa a spada sguainata sui due amanti, incontratisi in giardino per un ultimo addio, ferendo Mélisande e colpendo a morte il fratellastro.
ATTO V

Mélisande, nonostante la ferita siamo molto lieve, è in fin di vita. Il marito, dopo averle chiesto perdono, le mostra la loro bambina. Alla donna mancano però le forze di abbracciarla e, poco dopo, muore.
Debussy 500x234CLAUDE DEBUSSY

Nasce a Saint-Germain-en-Laye, in Île-de-France, il 22 agosto 1862 e a vent’anni entra al Conservatoire national supérieur de musique et de danse de Paris. Vincitore del Prix de Rome per la cantata L'enfant prodigue, soggiorna a Villa Medici tra il 1885 e il 1887. Si reca quindi a Bayereuth per assistere alle opere di Richard Wagner, ispirazione fondamentale assieme alle musiche indonesiane ascoltate all’Esposizione Universale del 1889. Se la Suite bargamasque per pianoforte del 1890 ottiene una buona accoglienza, è però con il Prélude a l'après-midi d'un faune per orchestra del 1894 che la fama del compositore varca i confini nazionali. Nel 1902 va in scena Pelléas et Mélisande unica opera completata ma il risultato, a causa dell’innovativa struttura musicale, è disastroso. Autore di celebri composizioni come Nocturnes, trittico sinfonico per coro femminile e orchestra (1901) e i tre schizzi sinfonici La mer (1905), muore a Parigi il 25 marzo 1918.

 

 
Daniele GattiDANIELE GATTI

Ha studiato e si è diplomato in composizione e direzione d’orchestra al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano. È stato nominato Chief Conductor della Royal Concertgebouw Orchestra, ruolo che ricoprirà a partire dal 2016, anno in cui concluderà il mandato di Directeur Musical dell’Orchestre National de France. Ha ricoperto ruoli di prestigio presso importanti enti sia sinfonici (Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Royal Philharmonic Orchestra) che operistici (Royal Opera House Covent Garden, Teatro Comunale di Bologna, Opernhaus Zürich).
Royal Concertgebouw Orchestra, Berliner Philharmoniker, Wiener Philharmoniker, Bayerischer Rundfunk, Staatskapelle Dresden, sono le orchestre con le quali ha stabilito un durevole e proficuo rapporto artistico.
In campo operistico, tra le numerose nuove produzioni ricordiamo : Falstaff, Parsifal (con cui ha inaugurato l’edizione 2008 ai Bayreuther Festspiele) Don Carlo, Otello, Lulu ,Boris Godunov, Fidelio, Lohengrin e, ai Salzburger Festspiele, Elektra, La bohème, Die Meistersinger von Nürnberg,Il Trovatore.
Nel 2013, a coronamento delle celebrazioni per l’anno verdiano, ha inaugurato la stagione del Teatro alla Scala con La traviata. In Italia ha tenuto numerosi concerti alla guida d’importanti orchestre quali la Filarmonica della Scala, l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, la Mahler Chamber Orchestra e l’Orchestre National de France.
Nel corso del suo mandato come Directeur Musical dell’Orchestre National de France, oltre alle numerose tournée internazionali, ricordiamo le integrali sinfoniche di Mahler, Brahms, Schumann e Tchaikovsky, Parsifal in forma di concerto, un ciclo dedicato all’integrale delle sinfonie di Beethoven accompagnate a creazioni in prima esecuzione mondiale di compositori francesi contemporanei e , recentemente, un ciclo shakespeariano presso il Théâtre des Champs-Élysées (Macbeth di Giuseppe Verdi in una nuova produzione di Mario Martone e due concerti sinfonici basati sulla drammaturgia shakespeariana in musica). Tra i prossimi appuntamenti segnaliamo il proseguimento dell’integrale beethoveniana con la Mahler Chamber Orchestra, il debutto a giugno in Pelléas et Mélisande al Maggio Musicale Fiorentino e, la prossima stagione, in Tristan und Isolde al Théâtre des Champs-Élysées.
Ritornerà al Teatro alla Scala con Falstaff il prossimo ottobre e nel 2017 con Die Meistersinger von Nürnberg, due produzioni particolarmente care al Maestro, che ne ha curato il debutto rispettivamente alla Royal Opera House Covent Garden nel 2011 e al Festival di Salisburgo 2013.
Daniele Gatti è artista esclusivo Sony Classical. Ricordiamo le incisioni con l’Orchestre National de France dedicate a Debussy e Stravinskij ed il DVD della produzione di Parsifal andato in scena alla Metropolitan Opera di New York.


 
Daniele Abbado 500x234DANIELE ABBADO

Regista e direttore artistico, nasce a Milano, dove si diploma presso la Scuola d’Arte Drammatica del Piccolo Teatro: succesivamente si laurea in Filosofia Teoretica presso l’ Università di Pavia. Tra le sue regie più recenti: Nabucco (Teatro alla Scala, Covent Garden di Londra), Don Carlo (Wiener Staatsoper), Rigoletto (La Fenice di Venezia), Madama Butterfly (Bari, Venezia, Beijng, Seoul), Oberon (Théâtre du Capitole de Toulouse), Ermione e Elisabetta regina d’Inghilterra (Rossini Opera Festival), Die Zauberflöte (Reggio Emilia, Edinburgh Festival), A Midsummer Night’s Dream (Bari e Reggio Emilia), Fidelio, Tannhäuser, Wozzeck e Così fan tutte (Accademia di Santa Cecilia e Fondazione Musica per Roma) e Tosca (Osaka). Diverse le collaborazioni con autori contemporanei che includono Laborinthus di Luciano Berio, Pollicino di Hans Werner Henze (Roma), Experimentum Mundi di Giorgio Battistelli (Festival di Salisburgo) e il progetto Miracolo a Milano, sempre con Battistelli (Reggio Emilia, Roma). L’allestimento de Il prigioniero e Il volo di notte di Luigi Dallapiccola, prodotto dal Maggio Musicale Fiorentino, ha ottenuto nel 2005 il Premio Abbiati. Nel 2012 ha ricevuto il Premio Oscar della Lirica come migliore regista. Dal 2002 al 2012 è  stato direttore artistico della Fondazione I Teatri di Reggio Emilia. Tra i suoi prossimi impegni, Nabucco a Barcellona, Chicago e Londra, Attila a Bologna, Don Carlo e Trovatore a Vienna.
Pelléas et Mélisande vuole parlare dell’indecifrabilità del destino umano.
Un’opera “aperta”. Opera misteriosa, opera poetica.
Un’opera densa di eloquenza e persuasività, seppure avvolta nel silenzio.

Esistono varie radici mitologiche, riguardanti il personaggio di Mélisande, in particolare quelle lunari, presenti ma depotenziate all’interno di una storia in cui la protagonista sembra in fuga da se stessa: il rifiuto della memoria, il rifiuto dei simboli che accompagnano la sua condizione nel passato.
Di questa ascendenza mitologica conserva però alcune radici: l’empatia con Pelléas, figura solare, e alcuni tratti insopprimibili che riemergono silenziosi, come gli occhi mai chiusi, sbarrati, suoi e di Pelléas quando sono insieme.
Mélisande è la figura che riconduce alla natura istintuale, al mito di Pan dio della natura e della totalità, della universalità delle creature –e al senso del panico, il timore del limite. Senso del limite che può anche costituire la via d’uscita dalla paura: porta con sé e ci indica l’ambizione della natura alla spiritualità.

I personaggi non hanno un carattere riflessivo ma agiscono su un piano istintuale, come
La Mélisande dell’inizio, che rimane sostanzialmente identica lungo tutta l’opera:
non contraddice mai, è mite, innocente, “felice ma triste”. In realtà profondamente infelice in questa vicenda, tranne quando è a contatto con Pelléas
Mélisande entra in questo “mondo di orfani” e provoca le più vive reazioni degli altri personaggi. Probabilmente è anch’essa in una situazione di panico e di condanna dal momento in cui viene messa incinta da Golaud, pur senza esprimerlo mai, senza argomentarlo.
Scatena il panico in Golaud, presentato come “prudente, saggio, deciso” l’uomo che di sé ha l’immagine di un eroe, senza paura, “abituato al ferro e al sangue”. Fino alla progressiva degenerazione
Perché l’incontro di questi due personaggi così diversi, Golaud e Mélisande, due che si sentono clandestini, perduti? Certamente è un incontro che immette nell’inspiegabile, creando l’alone di irrazionalità che circonderà l’intera narrazione.
Solleciterà l’aspetto solare di Pelléas, la sua sensibilità, compreso il panico di qualcuno che si sente costretto alla partenza, o alla fuga.
Pelléas è artista, creatore, poeta, sente la natura, la dipinge. Non la teme.

La musica di Debussy vuole sublimare ogni istante dell’esistenza umana, ne fa sentire lo splendore e la miseria, in modo del tutto nuovo.
C’è in Debussy l’aspirazione a far vivere nel teatro musicale ciò che dell’essere umano è sconosciuto e inafferrabile: una comunione panteistica con l’insieme delle creature e degli eventi minimi e più apparentemente insignificanti: il vento, la luce, i colori, l’acqua..
Esattamente ciò che lo stesso Debussy accentuava della propria vocazione: il “gusto dell’inesprimibile”.
Da qui discende tutta la serie di dualità presenti nell’opera : alto/basso, vicinanza/lontananza, oscurità/luminosità, presenza/assenza, immaginazione/realtà, indizio e depistaggio, mondo umano e mondo non umano, immanenza e trascendenza.
Coesistenza e alternanza degli opposti in una continua pulsione e trasfigurazione.
Questa pulsione musicale e drammaturgica asseconda la voce creativa e generativa della natura. L’ “ondeggiante movimento infinito” di Baudelaire.

Il testo di Pelléas et Mélisande non è un testo riflessivo, ma vive di una scrittura poetica ed esistenziale. Forse per questa ragione il testo letterale è a tratti poco comprensibile.
Il baricentro è continuamente fluttuante in questo testo e in quest’opera.
Noi stiamo lavorando a costruire uno spettacolo non descrittivo e non naturalistico. Con lo scenografo Gianni Carluccio abbiamo progettato un luogo unico, in trasformazione continua. Uno spazio che possa dare il senso di dimensioni antitetiche, dove l’ illimitato e il concreto possano convivere.
Uno spazio pensato come una doppia forza di gravità, un doppio orizzonte. Uno spazio senza un centro. Un organismo. Un grande occhio. Uno spazio concreto in cui far emergere la dimensione fisica della narrazione, importantissima, inevitabile.
Uno spazio che consenta di raccontare Pelléas et Mélisande senza spiegarne i “simboli”.

Si tratta di un testo simbolista? Non vorrei che ci accontentassimo di definizioni, il contenuto mi sembra più ricco e interessante. Pelléas è certamente un’opera nata nella grande stagione del simbolismo. Per il resto, penso ci sia molto di più. Basta pensare che il pittore amato da Debussy era W. Turner, artista che invece i simbolisti osteggiavano. Turner e la sua poetica moderna, indefinibile, non datata.
Mi sembra interessante l’indicazione di Umberto Eco, di considerare il Simbolismo come espressione della ricerca di una apertura alla condizione dell’uomo moderno.
Simbolismo come forma aperta - aperta a suggestioni, a rimandi, a innumerevoli altrove, alla impossibilità o negazione del “descrivere”.
Pelléas et Mélisande é un’opera anti borghese, anti realista e anti verista, un’opera immaginifica. E un’opera “anti operistica”, un’opera che parla della natura umana, ne accetta il mistero e lo indaga con strumenti suoi. Un autentico “palazzo dell’imaginario”.
E’ una delle grandi anticipazioni del teatro musicale moderno, anche se non genera epigoni, rimane un unicum. Secondo Pierre Boulez, un’opera rivoluzionaria e irripetibile.

Il destino dei personaggi è chiuso, sigillato, centrifugo
Scacco e conflitto senza sbocchi. Come desiderava Debussy, non ci sono intrighi, niente dispute o complotti ma la collisione inevitabile dei destini.
Se da una parte la scrittura di Debussy crea un clima onirico, l’atmosfera di un sogno, il contenuto drammatico è fortemente umano, nel senso di una profonda ricerca di verità psicologiche, e dei segreti in esse custoditi. Una sublimazione delle aspirazioni e della cecità - imitatezza della natura umana. Il silenzio alla fine si impone, definitivo.

Debussy, a proposito della propria tecnica compositiva, dice che essa mira a un “ingrandimento dello spazio” da cui è possibile rivelarne “le mille sfumature”. Una tensione verso l’immensità dello spazio.
Alla fine ci troveremo in uno spazio vuoto e libero di tutto. Senza limiti e riferimenti. Quasi senza colori. Tutto svanisce. Ci troveremo in uno spazio in cui la “verità”, la morte e la bellezza camminano insieme. La bellezza è un tema che scorre ovunque, in Pelléas e Mélisande.

Daniele Abbado
Date

Gio 18 giugno, ore 20:30
Dom 21 giugno, ore 15:30
Mar 23 giugno, ore 20:30
Gio 25 giugno, ore 20:30

Prezzi
Platea 1 € 120
Platea 2 € 90
Platea 3 € 70
Palchi / Galleria 1 € 40
Galleria 2 € 25
Visibilità limitata € 10
La biglietteria dell’Opera di Firenze è aperta dal martedì al sabato 10-13 e due ore prima dell’inizio degli spettacoli. Informazioni
Dove

Opera di Firenze

Piazzale Vittorio Gui, 1
50144 Firenze

Dettagli e mappa
Oltre il sipario
GUIDE ALL'ASCOLTO
Opera di Firenze
18, 23, 25 giugno, ore 19.45
21 giugno, ore 14.45